Chi siamo

Mariagrazia Bongarzone

Psicologa

Stefano Carnesale

Laureando in Psicologia

Valentina Colozza

Psicologa

Valeria Condino

Psicologa, specializzanda in Psicologia Clinica

Valeria D’Angelo

Psicologa, specializzanda ASNE

Alexandro Fortunato

Laureato in Psicologia

Cristina Giardullo

Psicologa, specializzanda I.T.R.I.

Guido Giovanardi

Laureato in Psicologia

Marco Iacobone

Laureato in Psicologia

Valentina Incicco

Laureanda in Psicologia

Giuseppe Rendina

Laureando in Giurisprudenza

Alfredo Spagna

Psicologo Dottorando in Psicofisiologia, Psicologia Cognitiva e Personalita presso il dipartimento di psicologia, Sapienza Roma

Io sono, io scorro” nasce nel 2010 da un’idea di alcuni studenti e studentesse stanchi della continua e incessante campagna negativa e stereotipizzata relativa a lesbiche gay e trans. Ci siamo guardati intorno come psicologi, come militanti, come lesbiche o come gay o come etero, come cittadini, e da qualsiasi punto cercavamo di inquadrare la situazione spuntavano sempre considerazioni frettolose, sbagliate, discriminatorie, illegittime. L’anno scorso le giornate di convegno hanno avuto luogo nel clima surriscaldato dalle famose dichiarazioni del Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone e dall’arrivo in Italia di Joseph Nicolosi (ex presidente del NARTH, l’associazione di riferimento per le terapie riparative dell’omosessualità). Ma non volevamo creare un evento solo per contrastarne degli altri. Avevamo voglia di studiare, approfondire quello che nelle nostre tesi ci aveva lasciati sorpresi, di invitare docenti e intellettuali che avremmo voluto conoscere… avevamo e abbiamo voglia di fare informazione, anzi, meglio, vogliamo fare Cultura. Alcuni dicono che nella prima edizione ci siamo riusciti. Il convegno è stato totalmente autofinanziato, è durato due giorni, nei quali si è parlato di omosessualità e transessualismi, di omogenitorialità, di diritti e di esperienze.

Organizzammo anche un interessante call for paper, ovvero creammo uno spazio dedicato “alle giovani ricerche”, al quale risponderono in molti da tutta Italia, portando abstract e pubblicazioni. Furono due giorni intensi e straordinari. Alla fine, possiamo dirlo con certezza, organizzatori e pubblico condividevano una medesima sensazione di arricchimento. E’ stato il primo convegno che, a partire da un’ottica multidisciplinare, abbia parlato di omosessualità e transessualismi all’università. Abbiamo rotto in maniera dirompente un silenzio cristallizzato e siamo stati premiati da un’incredibile partecipazione. Al termine della seconda giornata ci guardammo esausti e ci promettemmo: io sono io scorro 2.

Da quattro che eravamo, ora siamo diventati un compatto gruppo di 15 persone.

Studentesse, studenti, ricercatori\trici, tutt* con le motivazioni più diverse: dalla necessità di richiedere diritti, alla voglia di fare informazione, dalle questioni personali, alle pratiche politiche. In riunioni interminabili, divertenti e faticose, confrontandoci come persone e come professionisti, abbiamo dato forma a quello che inizialmente ci piaceva chiamare “Io sono io scorro 2011, il festival lgbtiq” Volevamo andare oltre l’ambito accademico. Volevamo la musica, la pittura, le proiezioni di film, le performances… Ma in Italia, a Roma, alla Sapienza, in questo periodo storico, abbiamo presto capito che tutto non sarebbe stato possibile, per cui ci siamo riorganizzati su due giorni, di dibattiti, workshop e film. Inutile dirvi che abbiamo fatto richiesta alla Sapienza, alla regione, alla Provincia e quant’altro per dei finanziamenti ma hanno tutti risposto con la stessa battuta: “ottima iniziativa, bravi, ma ci spiace non ci sono soldi!”.

Dall’università abbiamo ricevuto un finanziamento pari a meno di un terzo di quello richiesto, dagli altri niente.

Questo però non ci ha fermati, anzi. E’ qui che è nata “Weird”, la festa di autofinanziamento del convegno.

Abbiamo iniziato a chiedere in giro, ad amici e contatti la disponibilità di spazi, musica, grafica e quant’altro, e con enorme sorpresa abbiamo ricevuto tantissimi: “Sì, vi do una mano!”.

Moltissima gente ci ha aiutato, senza che nemmeno gli fosse chiesto. E’ questa la cosa più bella di “Weird”: un’energia talmente spontanea che tutto è venuto da sè. Ed è la stessa energia che gira intorno al convegno. “Weird” è stata un’espressione di quello che siamo. Un mezzo per autofinanziare ciò in cui crediamo. E stavolta gli attori non sono stati dei relatori, ma uno spettacolo drag queen della Karl Du Pignè, i bassi e i suoni dei\lle vari\e dj, i visual, e le 1500 persone che sono venute.

Grazie, di nuovo, a tutte e a tutti. “Weird” tornerà presto.

Ma “Weird” non ha risolto tutti i problemi… La facoltà di Psicologia dallo scorso anno è diventata Facoltà di Medicina e Psicologia portando non pochi problemi all’organizzazione del convegno.

Non sapevamo con chi parlare, la facoltà è rimasta a lungo senza un organo decisionale a cui chiedere autorizzazioni e appoggio. Così, a febbraio, dopo mesi di richieste, la risposta è stata “Ci dispiace, è troppo tardi, non ci sono aule, dovete ridimensionare il convegno”. Dopo lunghe lotte nelle stanze della nuova gestione della facoltà, abbiamo ottenuto due giorni interi in aula magna.

Ad aggravare la situazione c’è un’altra questione, che ci sta estremamente a cuore. Quando parliamo di cultura, di sensibilizzazione, di socialità, spesso teniamo fuori numerose persone e studenti che non si prendono mai in considerazione, ovvero le persone sorde. Noi cerchiamo di rendere i luoghi della formazione veramente aperti a tutti e a tutte, e per questo abbiamo deciso di rendere il convegno accessibile anche ai sordi e alle sorde. E pensavamo che almeno in questo avremmo trovato un’aperta disponibilità, dato che, seppur limitatamente, l’università garantisce agli studenti sordi il servizio di interpretariato per esami e lezioni. Pensavamo anche per seminari ed attività formative. Ma dopo diverse settimane di attesa, in cui nessuno sapeva rispondere, ci arriva una mail dalla Prima Ripartizione della Sapienza in cui veniamo informati che è a nostro carico il pagamento di interpreti e che i sordi non hanno diritto a seguire attività non formative. Attività non formative? Un convegno non è un’attività formativa?

La Sapienza sa spendere 300mila euro per cambiare il proprio logo ma non sa dare 3000 euro per svolgere un convegno.

Siamo in un fast food, non in un luogo di cultura.

Ma siamo qui, comunque, a costruire insieme l’evento culturale dell’Europride, mettendo in rete una serie di realtà che fra di loro non parlano, utilizzando la cultura e la formazione come mezzo di sensibilizzazione e di lotta per il benessere e per i diritti di tutte e tutti. In un momento di crisi economica e sociale di così ampio spettro, dove il futuro è compresso in un possibile contratto part time di 3 ore al giorno per 5 euro l’ora, dove l’università non rappresenta più un luogo di crescita e formazione ma uno spazio angusto dove la logica imperante è quella del sapere parcellizzato dei crediti formativi, dove lesbiche e gay vengono ancora chiamati pervertiti e pedofili, e dove i\le trans non hanno ancora il diritto a nominarsi come scelgono, noi proviamo altre strade. Cerchiamo di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per iniziare a esistere, smettere di resistere, far nostre e poi condividere e socializzare le nostre conoscenze, perché quello che la politica e la società fino a ora hanno fatto è stato distruggere qualsiasi vera informazione, promuovendo l’ignoranza come prima forma di discriminazione e potente strumento di controllo.

Per troppo tempo hanno cercato in noi le cause di questa malattia chiamata omosessualità ma più che l’origine della nostra omosessualità, ci interessa identificare e mettere a fuoco i motivi della sua persecuzione, al fine di rendere più chiara ed efficace la battaglia che contro di essa combattiamo (Mario Mieli).