Per una cultura accessibile, per la lingua dei segni italiana
Spesso lesbiche, gay e trans hanno dovuto combattere per avere degli spazi di visibilità , di riconoscimento, di socialità , di diritto.
L’invisibilità che ancora oggi fa scomparire dal tessuto sociale lesbiche, gay, trans, intersex, queer è la stessa che crea i mostri dell’ignoranza e dell’indifferenza. Ci sono voluti, e non sono bastati, anni di lotte per iniziare ad esistere in un mondo fatto da etero solo per etero, senza diritti, senza spazi di discussione e di ritrovo. Dalla letteratura, alla scienza, alla ricerca, alla cultura, film, narrazioni, lesbiche, gay, trans, intersex, queer sono sempre stati menzionati con molta difficoltà e distorcendone sempre l’immagine.
Ci troviamo ad organizzare un convengo sulla questione LGBTIQ accorgendoci che anche noi oggi (involontariamente) ci stiamo dimenticando di una grossa fetta della popolazione che all’università ha scarse possibilità di accesso, come ai luoghi della cultura, della politica, della formazione, della socialità . Sono le persone sorde, la quale lingua è quella dei segni italiana.
Abbiamo deciso di rendere accessibile questo convegno. Cosa significa? significa poter dire a tutte e tutti, indistintamente che possono venire, che si è pensato a degli interpreti, che si è pensato che la formazione e la cultura non possano essere privilegi per pochi, ma diritti di tutte e tutti.
Abbiamo prodotto dei video che potete vedere in questa pagina, fatti da persone sorde in lingua dei segni italiana. Sarà il primo convengo all’università ad essere accessibile, come Io Sono Io Scorro è stato il primo convegno su tematiche LGBTIQ autorganizzato all’università .
Non è avanguardia, è volere qualcosa di diverso, è volere cultura e formazione accessibili. Cosa che non è ora l’università e la scuola.
Ora però abbiamo un problema. Tutto ciò ha un prezzo. Il prezzo è di 1200 euro per garantire il servizio di interpretariato perentrambe le giornate del convegno.
La Sapienza ha deciso, dopo settimane di discussione, di non coprire l’intera spesa, bensì di garantire sole tre ore di interprete a giornata.
E le altre ore? Diciamo alle persone sorde “no guarda, ora devi andare via, la sapienza ha deciso così”.
Questo è quello che l’università vuole? Negare a degli studenti e a delle studentesse il diritto di seguire un convegno?
Noi ora cosa facciamo? Il convengo è totalmente autofinanziato e non abbiamo soldi per questa spesa. Chi oltre a noi crede in una cultura accessibile? Siamo rimasti sole\i?
PROGRAMMA VENERDì 13 MAGGIO
PROGRAMMA SABATO 14 MAGGIO

